Trama, prega, aspetta. Così i Fratelli musulmani cercano di prendere il Cairo

Erano oltre un milione le persone che hanno invaso le strade del Cairo per chiedere le dimissioni del loro presidente, Hosni Mubarak, al potere da trent’anni. E’ la più grande manifestazione che l’Egitto abbia mai visto, e molti analisti si interrogano sul ruolo svolto da un gruppo islamista, i Fratelli musulmani, in questa protesta. La Fratellanza è uno degli schieramenti più radicali fra quelli che riempiano le piazze egiziane. Negli ultimi due giorni ha fatto sapere che non ci sarà nessuna trattativa con il dittatore. Leggi La piazza egiziana lancia l'ultimatum a Mubarak: via entro venerdì - Leggi E se in Egitto va a finire come in Iran? – Leggi Israele teme che dopo la piazza d’Egitto restino in piedi solo gli islamisti di Giulio Meotti - Leggi Non si vede all’orizzonte un Khomeini egiziano e Al Azhar tace di Carlo Panella
11 AGO 20
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Secondo un ex membro del gruppo islamista, Ahmed Abdallah, “ci sono grandi differenze fra i giovani dei Fratelli musulmani e la vecchia guardia del movimento”. Gli attivisti fra i 20 e i 25 anni hanno raccolto l’invito a partecipare alle manifestazioni individualmente, spiega Abdallah, e hanno così obbligato la leadership del movimento a sbilanciarsi con il passare dei giorni. “I capi temono che la loro partecipazione alle manifestazioni possa spaventare la comunità internazionale, dando così al regime la possibilità di mettere un’etichetta negativa sulle manifestazioni”. La Fratellanza è divisa anche perché il regime ha arrestato molti suoi membri alle elezioni parlamentari di novembre, ma il suo potere è ancora grande. Se si votasse oggi, sostiene l’analista Kassem, i Fratelli musulmani otterrebbero tra il 30 e il 40 per cento dei voti. Quella percentuale potrebbe scendere dopo un periodo di transizione di quattro o cinque anni, quando gli altri partiti avranno avuto tempo di organizzarsi, dice l’esperto. “La struttura del gruppo è solida, ma mancano le idee e le strategie. Loro sono i più forti in questo momento soltanto perché gli altri sono deboli”.
Per Gamal Abdel Gawad Soltan, il presidente del Centro di studi politici e strategici dell’Ahram, al contrario, la scelta di mantenere il basso profilo fa parte di una “campagna orchestrata dalla Fratellanza per impossessarsi delle manifestazioni” e trarne vantaggio. “Si tratta di una preoccupazione per molti egiziani – dichiara – I Fratelli musulmani saranno il movimento più importante e meglio organizzato della protesta. Se la piazza otterrà quello che chiede, la Fratellanza potrà prendere il potere e smantellare la Costituzione”. In strada non c’è soltanto l’islam dei Fratelli musulmani: sono arrivati anche alcuni imam di Al Azhar, la più prestigiosa istituzione sunnita del paese, che si trova nel cuore del Cairo. Erano vestiti con la kakola, la tipica casacca rigida e il turbante bianco e nero, l’uniforme degli ex studenti dell’università islamica. Al Azhar è un’istituzione religiosa strettamente controllata dal regime, per arginare derive fondamentaliste.
“Questa è una rivoluzione popolare, non islamica – dice l’imam Atif Zidan – Mubarak ha perso la sua legittimità nel momento in cui ha versato il sangue degli egiziani. E non abbiamo più il dovere di obbedirgli. Anche noi vogliamo il cambiamento”. E’ singolare vedere gli uomini di Al Azhar che protestano contro il regime. Ora è arrivato anche il loro momento: chiedono la possibilità di nominare il loro imam, un compito che oggi spetta alle autorità. “Il governo ha cercato soltanto di indebolirci – spiega Atif Zidan – i Fratelli musulmani fanno circolare la causa islamica, ma sono parte del popolo. E oggi, in piazza, non c’è religione”.